sabato 29 novembre 2014

Smith&Wesson di Alessandro Baricco


Eccomi di nuovo qui a fare un'altra recensione! 
Ebbene sì ho finito il nuovo libro di Alessandro Baricco dal titolo "Smith & Wesson". 
Dalla quarta di copertina leggiamo:


"Tom Smith e Jerry Wesson si incontrano davanti alle cascate del Niagara nel 1902. Nei loro nomi e nei loro cognomi c’è il destino di un’impresa da vivere. E l’impresa arriva insieme a Rachel, una giovanissima giornalista che vuole una storia memorabile, e che, quella storia, sa di poterla scrivere. Ha bisogno di una prodezza da raccontare, e prima di raccontarla è pronta a viverla. Per questo ci vogliono Smith e Wesson, la coppia più sgangherata di truffatori e di falliti che Rachel può legare al suo carro di immaginazione e di avventura. Ci vuole anche una botte, una botte per la birra, in cui entrare e poi farsi trascinare dalla corrente. Nessuno lo ha mai fatto. Nessuno è sceso giù dalle cascate del Niagara dentro una botte di birra. È il 21 giugno 1902. Nessuno potrà mai più dimenticare il nome di Rachel Green?
E sarà veramente lei a raccontarla quella storia?"



Recensione: 
Di Alessandro Baricco non ho letto molto, a tratti Novecento, quindi non posso fare un confronto con i suoi libri precedenti. Mi sono avvicinata a questo libro per il gioco di parole dei personaggi, che sono identici a una marca di pistole e all'inizio pensavo a qualcosa ambientata nel Far West, invece non ha nulla a che vedere con le armi. Altra curiosità i nomi propri dei personaggi sono: Tom e Jerry. Non ci ricordano la famosa coppia del gatto e del topo? E di gatti e di topi non si vede neanche l'ombra!
Il libro è sotto scritto in forma teatrale, nel vero senso dalla parola, si legge come un copione e inoltre troviamo anche la disposizione dei personaggi nelle varie scene.
La storia è ben scritta e si vede che Baricco è sia un paroliere e sia giocoliere della lingua italiana. I dialoghi che compongo il libro sono ironici, divertenti, comici, ma anche emozionanti, riflessivi, densi. È breve, ma tale è la sua densità di linguaggio, di forma e di significato che a Baricco si perdona la brevità del racconto.
Mi resta solo una domanda da fare: ci sarà qualcuno che lo metterà in scena? Perché davvero merita!

Voto: 4/5